Antonietta Potente dialoga con Giovanna Melandri

COMUNICATO STAMPA
Antonietta Potente dialoga con Giovanna Melandri
Appuntamento giovedì 3 luglio alle ore 17:30 presso la Biblioteca Angelica di Roma per la presentazione del libro "Qualcuno continua a gridare. Per una mistica politica"

"Qualcuno continua a gridare. Per una mistica politica" è il titolo dell'ultimo libro di Antonietta Potente, teologa italiana da anni residente in Bolivia e promotrice culturale della Onlus ANT.ER.LUX, nuovo soggetto italiano nel panorama della cooperazione internazionale. Il libro sarà presentato giovedì 3 luglio alle ore 17:30 presso la Biblioteca Angelica di Roma (Piazza Sant'Agostino, 8). Antonietta Potente sarà presentata dall'Onorevole Giovanna Melandri, ex Ministro per le Politiche giovanili e le Attività Sportive e attuale ministro-ombra delle Comunicazioni del PD. L'opera di Antonietta Potente si sviluppa a partire da una ricerca ermeneutica intorno alla teologia, come arte etica nella storia, oltre che da un ripensamento della vita religiosa alla luce di una spiritualità ancorata al presente che unisce mistica e politica. La sua riflessione lucida e concreta la pone tra le teologhe più fertili e creative del panorama italiano e sudamericano. Il suo ultimo libro si legge tutto d'un fiato ed è pubblicato da edizioni la meridiana, realtà attivamente impegnata sui temi delle culture formative e sulla spiritualità. Un libro "gridato a bassa voce", con la delicatezza e la determinazione di una donna che intende la "mistica politica" come "una chiave di lettura per interpretare la postmodernità". «La mia teologia – afferma la scrittrice – è una scienza solidale e complice con i narratori e le narratrici di racconti. Tutte e tutti siamo sfidati da questo: ci sono coloro che fanno teologia ufficialmente e coloro che semplicemente raccontano, vivono, respirano, stando "dentro". Tutti i soggetti della teologia debbono uscire da ogni schema prestabilito e seguire la vita non solo con il gusto di "servire", ma anche di "toccare": questo è il gesto mistico-politico della vita. Da questa dimensione non può restare esclusa la Politica come gesto per servire la quotidianità della vita».

PRESENTAZIONE UFFICIALE DI ANT.ER.LUX


COMUNICATO STAMPA

Appuntamento il 20 giugno alla Libreria Edison
PRESENTAZIONE UFFICIALE DI ANT.ER.LUX
nuovo soggetto aretino nel panorama della cooperazione internazionale

Si svolgerà venerdì 20 giugno alle 21,30 presso la Libreria Edison di Arezzo la presentazione della Onlus ANT.ER.LUX. (http://www.anterlux.com/), nuovo soggetto aretino nel panorama della cooperazione internazionale. L’Associazione nasce con l’intento di sostenere il processo di crescita dei paesi in via di sviluppo ed il consolidamento dei diritti umani attraverso lo scambio scientifico e culturale.
L’impegno di ANT.ER.LUX è rivolto a progetti di redistribuzione che sappiano valorizzare le risorse intellettuali ed economiche di ogni popolazione e creare gemellaggi scientifico-culturali tra i continenti per realizzare un’economia solidale. Questi i principali obiettivi di un’associazione nata dalla volontà e dalla tenacia di Ersilia Ferrini e Luana Ghiandai e forte di una promotrice culturale di lucida razionalità come Antonietta Potente.
Il primo progetto di cui ANT.ER.LUX si è fatta promotrice è “Gli amici equosolidali”, una linea di prodotti naturali per animali realizzata in collaborazione con l’Associazione boliviana Phytosalud, che ha raccolto alcune piante officinali essenziali per la produzione di questi fitoterapici, e con la Cooperativa aretina Wipala, garante del processo commerciale.
Tre i momenti fondamentali della serata: l’inaugurazione della mostra fotografica “Sotto il cielo della Bolivia”, un suggestivo percorso tra i panorami, i volti, i riti e le tradizioni della terra boliviana; la presentazione dell’Associazione, con gli interventi di Ersilia Ferrini, Presidente di ANT.ER.LUX; Antonietta Potente, scrittrice e teologa, da anni impegnata nella cooperazione con la Bolivia; Darìa Tacachiri Villca, giovane infermiera boliviana impegnata nella formazione dell’Associazione Phytosalud; Carlo Simonetti, direttore della cooperativa Wipala ed Alessandro Ciorba, medico veterinario e docente universitario presso l’Università degli Studi di Perugia. A concludere la serata una degustazione di thè Mate boliviano e di biscotti toscani.

Per ulteriori informazioni
Dr.ssa Monia Barelli
Dr.ssa Paola Miraglia
Responsabili Ufficio stampa ANT.ER.LUX
info.anterlux@gmail.com

Un bellissimo libro di chi ha ancora voglia di esprimere le proprie idee

Qualcuno continua a gridare
Per una mistica politica
edizioni la meridiana

Introduzione
La mia teologia

Tutte e tutti facciamo teologia vivendo, e vivendo facciamo teologia, perché sogniamo un altro mondo possibile, percepiamo i cambiamenti storici e al tempo stesso i continui ritardi, sentiamo le presenze e le assenze. Per questo ringrazio infinitamente chi narra la vita e canta in modo nuovo i popoli, come Gesù cantò la buona novella. I miei saggi vogliono essere soltanto un contributo per una possibile metodologia teologica sugli argomenti trattati e soprattutto un’ode a tutti i popoli e a tutte le persone che resistono misteriosamente, sognando e plasmando la vita quotidiana e, senza saperlo, toccano la profondità del mistero, dove riposano la sapienza e il senso della vita.
La cultura non è un’eredità - dice Octavio Paz, scrittore e poeta messicano – la cultura è una scelta, una fedeltà e una disciplina. Rigore e passione.... Tuttavia, dico io, la teologia è anche un’eredità, oltre che fedeltà e disciplina, rigore e passione...E così si mescolano le quattro dimensioni: realtà, cultura, missione e teologia. La mia vita è così. Appartengo a una cultura e vivo in un’altra. Per questo dico e sono testimone con Octavio Paz, che la cultura non è un’eredità, ma scelta, fedeltà, disciplina e passione mentre le discussioni teologiche sono anche eredità, cioè sentire dentro e con... Siamo eredi di certe visioni del mondo, di forme di apprendimento maturate nella comunità; abbiamo padri e madri nella fede; siamo storia, riti, gesti, sapori, vita e più che vita...
Le questioni nascono dalle viscere dei popoli, e anche dalla loro collocazione geografica, dalle terre, dalle colline, dalle pianure, dai laghi, dai vulcani e dai deserti e per questo è difficile fare teologia per altri e per altre. La teologia è lavoro di una vita, visione del mondo e concezione più ampia delle cose, è avvicinamento alla vita per comprenderla, inquietudine cercando l’origine, le nascite, il perché e dove e fino a che punto. La teologia è avvicinamento all’invisibile attraverso il visibile. L’invisibile è il mistero, ma è anche la possibilità che abbiamo o non abbiamo di vivere un giorno di più, l’opportunità d’inventare nuove e più giuste strutture sociali e religiose e la possibilità di avere un’esistenza degna di questo nome, cioè che garantisca la vita ai figli, che consenta di trovare un lavoro duraturo, di avere i mezzi per curare una malattia e di vivere in armonia con la natura.
Nel racconto che qualcuno fa della propria vita e della propria storia c’è dietro la teologia; ma non sempre è una parola, intesa come logoV (logos = parola = Verbo). Può essere utile ricordare che la sintonia tra Dio (Teos) e la parola (logos) è tipica della cultura e della tradizione giudeo-cristiana, ed è in questa tradizione – soprattutto con il cristianesimo - che è diventata annuncio, dottrina, evangelizzazione...sintesi e più che sintesi, quasi una risposta parlata e scritta, però sempre una parola.
Quella che io chiamo “teologia” non sempre è una parola, o un discorso su Dio, sulla vita, sul mistero...ma è anche silenzio, mancanza di parola, soprattutto quando entriamo nella vita, nella storia, e nei suoi autonomi e misteriosi parti. Dentro ogni racconto, se è racconto della vita, la “teologia” c’è già. Probabilmente per fare teologia sulla vita occorre imparare un linguaggio che è differente e che, il più delle volte, è silenzio.
In questo senso si tratta di fare uno studio dei segni che la vita lascia sotto i nostri sguardi, una vera semiotica della vita. Più che parole sono visioni, timide intenzioni, coraggiosi avvicinamenti, volti, gesti, silenzi, sensazioni, gioie e dolori, assenze e presenze, gesti individuali e comunitari, gesti che sono esclusivamente di chi li fa e li disegna nell’aria della quotidianità più intensa.
Spesso questa possibilità di interpretare si realizza senza sapere se le nostre interpretazioni saranno accettate, come riflesso del sangue che scorre nelle vene della vita. Perciò le riflessioni teologiche di una persona s’intrecciano sempre con quelle di altre e di altri. Si tratta di capire il loro senso, la loro ermeneutica, il loro modo d’intendere o di dire le cose...in altro modo. Si tratta quindi di un avvicinamento tra differenti eredità, di un avvicinamento tra differenti scelte, fedeltà e passioni. Per questo, come dice Raimon Pannikar, ci piacerebbe lasciare libero e incontaminato l’assoluto e questo per noi significa anche non travisare la storia e la realtà.
Ciò che accompagna trasversalmente queste riflessioni e le ricompone armoniosamente è la mistica, qualcosa che la chiesa si è sforzata di tener lontana dalla quotidianità. La mistica è una trama segreta che vogliamo tornare a scoprire per sentire il calore della vita. La mistica è un’esperienza, che supera la logica del fenomeno. Il fenomeno è qualcosa di rapido, che avviene improvvisamente, mentre l’esperienza vive in intima relazione con la lentezza del tempo. Per esprimere questo, potremmo ripetere le parole di Giovanni in una lettera, che è appunto la calda trascrizione di un’esperienza: ciò che noi abbiamo udito, ciò che abbiamo visto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato, ciò che le nostre mani hanno toccato. (1Gv 1, 1 - 3). Sono i sensi che si risvegliano provocati dalla vita, è l’alba dei sensi...quando tutto resta assolutamente silenzioso o assente. Ci sono gesti che non rivelano risposte, così come parole che non rispondono alle domande e risposte che non soddisfano l’intelletto e ci fanno uscire dall’ambiguo gioco tra causa ed effetto...
La mia teologia è allora obbligata a uscire dallo schema preordinato delle dottrine o dei sistemi culturali. La mia teologia cerca e si mette in sintonia con la ricerca dei protagonisti e delle protagoniste del racconto, della narrazione...La mia teologia è solidale e addirittura complice con i narratori e le narratrici di racconti. Tutte e tutti siamo sfidati da questo: ci sono coloro che fanno teologia ufficialmente e coloro che semplicemente raccontano o semplicemente vivono, respirano, stando “dentro” e nulla più. Tutti i soggetti della teologia debbono uscire da ogni schema prestabilito e seguire la vita con i suoi delicati movimenti, stare dentro di lei....non solo con il gusto di “servire”, ma anche di “toccare”: questo è il gesto mistico politico della vita.
In questo contesto si fanno strada le nostre inquietudini: la dignità e la giustizia sono possibilità reali che abbiamo per toccare o sfiorare il mistero, quando sentiamo che qualcosa o qualcuno si avvicina. Dignità e giustizia evocano un altro modo di stare nella vita e di incontrarla e al tempo stesso un altro modo di essere: sono gesti esistenziali.
Tutto questo ci rivela una chiave ermeneutica della vita che io definirei come l’insufficienza del linguaggio nella teologia. Nella tradizione della teologia abbiamo classificato questa insufficienza come teologia apofatica. Oggi nell’esperienza latinoamericana, oltre a quella intellettuale e a quella interreligiosa, riconosciamo non solo l’insufficienza del linguaggio, ma anche l’insufficienza dei gesti.Tuttavia non consideriamo quest’insufficienza come qualcosa di negativo: non è un’impossibilità, ma una metodologia deliberatamente scelta e un’ermeneutica della vita e del mistero che la abita. E’ la stessa vita, sono le nostre stesse narrazioni che obbligano la teologia a riconoscere quest’insufficienza e più riconosciamo la lentezza con cui la vita raggiunge i suoi parti, più troviamo tutto estremamente silenzioso e ogni linguaggio diviene insufficiente.
Da ciò deriva un’altra mia proposta: tornare a leggere la storia e le nostre discussioni teologiche a partire dall’insufficienza; propongo dei ri-pensamenti e delle ri-collocazioni a partire dall’insufficienza delle parole. Propongo di cominciare un cammino per cercare umilmente i contesti della vita delle persone; propongo di emigrare, di spostarci insieme alla vita dei popoli, che non sono semplici destinatari del nostro “annuncio”, ma nostri vicini, amici, compagni e compagne di strada, di ricerca, di sete. Propongo cioè che anche la teologia emigri con noi, seguendo le tracce della vita, così come emigrò con Abramo quando uscì dalla sua terra, come emigrò con il popolo a Pasqua, come emigrò con Noemi e Rut tra Belén e Moab e viceversa tra Moab e Belén, o con i profeti, con Ezechiele, con Geremia, con Osea, con Amós… Perché la teologia veramente sostenga la vita, deve seguire i passi delle nostre migrazioni interiori ed esteriori, e anche quelle dei nostri sogni e dei sogni dei popoli.
In questo senso la teologia è anche l’eredità che gli stessi popoli e la gente comune sono capaci di partorire: sono cellule che plasmano un’identità e liberano una certa sensibilità. Prima di essere un’eredità, che arriva fino a noi attraverso un gruppo o una tradizione socio-culturale o religiosa, è una sensibilità profonda che si rivela attraverso i tratti e i gesti delle persone e attraverso la pelle diversa, tanto che anche Dio è inteso in modo diverso. Sono alberi, monti, pianure, laghi, vulcani, al punto che se ci ruberanno questi spazi o noi li vendessimo, ci ruberebbero lo Spirito, la sapienza e la vita. Ma sono anche cibo, sapori, gusto, odori, aromi: tutto ciò che una madre insegna a un figlia perché la sua vita sia degna e rispettata, tutto ciò che una nonna insegna ai nipoti e alle nipoti, tutto ciò che gli amanti si sussurrano nelle orecchie per poter continuare a resistere, tutto ciò che i sogni insegnano nelle notti piene di solitudine e di dubbi e infine tutto ciò che la vita custodisce segretamente e che solo l’amore e la voglia di vivere scoprono.
C’è una disputa teologica molto più antica di quanto pensiamo e anche molto più quotidiana: conscio e inconscio, individuale e collettivo si mescolano e permettono di sentire o di non sentire, di intuire o di non intuire, di riconoscere o di non riconoscere. Sono gesti e interpretazioni, segreta mistica di popoli, di gruppi umani che, a volte senza saperlo, fanno di tutto per ritrovare la propria dignità e praticare la propria giustizia, riconoscendo Dio in un altro modo quando sentono di vivere ancora.
E’ evidente che nella mia narrazione non si trova un’argomentazione teologica sistematica, ma questo non mi preoccupa; mi preoccuperebbe di più se non esistesse la coscienza che tutto quello che viviamo e raccontiamo è il nostro vero pensare teologico e la nostra viva esperienza delle dimensioni più profonde del mistero in questo tempo della postmodernità. Non riesco a pensare a un cammino di dignità e di giustizia che non sia il parto di tutti, che non nasca dal protagonismo di ogni categoria storica, sociale, culturale e religiosa. La dignità è partecipazione, come la giustizia è partecipazione.
Concludendo voglio ringraziare le persone che mi aiutano ad amare la sapienza, ad avere nostalgia di lei, parlo delle persone con cui vivo da anni: donne adulte, donne e uomini giovani, bambine, bambini, e anche animali e piante e monti che circondano la nostra casa in Bolivia e che, quando li guardo, mi ricordano da dove ci arriverà aiuto, dignità e giustizia (Sl 121).

Antonietta Potente

Un lungo appaluso a Lucca per Antonietta Potente che ci sorprende con le sue intuizioni


seconda edizioneUn mondo di mondi diversi -
Noi visti dagli altri e dalle altre”.

COMUNICATO STAMPA

ANT.ER.LUX protagonista della 2° edizione di
Arezzo Socialmente Responsabile .

ANT.ER.LUX è una delle cause sociali che partecipano alla seconda edizione di “Arezzo Socialmente Responsabile”, evento promosso dalla Fondazione Monnalisa Onlus, con il progetto “Le persone vogliono ri-nascere… non fermare la vita”. Con questo progetto ANT.ER.LUX si propone di realizzare un’economia di scambio e prosperità in una zona periferica di Cochabamba (Bolivia), partendo dalla creazione di posti di lavoro nel settore della medicina fitoterapica, in particolare attraverso la coltivazione di erbe officinali e l’estrazione dei loro principi attivi.
Partner del progetto è Union B.I.O., azienda aretina attiva nella produzione e commercializzazione di fitoterapici naturali. All’interno dei laboratori Union B.I.O. è stata scoperta una matrice vegetale, ecocompatibile, ricca di polifenoli ed antibiotici naturali, estratta dall’olivo. Questa matrice è in grado di potenziare le peculiarità delle piante officinali, di cui è particolarmente ricca la valle di Cochabamba.
Dal gemellaggio scientifico-culturale tra ANT.ER.L.UX, Union B.I.O. e le culture indigene boliviane Aymara e Quechua e grazie alla Cooperativa Wipala, che ha messo a disposizione la propria esperienza per accompagnare il progetto nelle fasi di commercializzazione e di adeguamento ai principi ed ai valori del commercio equo e solidale,
è nata la linea di prodotti “Gli amici equosolidali”, che sarà presentata in anteprima nazionale nell’ambito della manifestazione Tuttaunaltracosa (Milano, PIME, 9-11 maggio) e, contemporaneamente, il 10 maggio in occasione di “Arezzo Socialmente Responsabile”.


Per ulteriori informazioni
Dr.ssa Monia Barelli
Responsabile Ufficio Stampa ANT.ER.LUX
info@anterlux.com
tel. 0575323900

Antonietta Potente promotrice culturale di ANT.ER.LUX


La storia di una persona silenziosa ma presente:
Quello che pensa la presidente di ANT.ER.LUX di Antonietta Potente.

ANTONIETTA POTENTE Nasce a Loano (SV) nel 1958.
E' membro della Congregazione delle Suore Domenicane Unione San Tommaso D'Aquino.
Nel 1985 consegue la specializzazione in teologia morale all'Università Angelicum di Roma.
Lavora come assistente di cattedra di PADRE DALMAZIO MONGILLO nella stessa università .
Nel frattempo approfondisce gli studi e consegue nel 1989 il dottorato diventando titolare di cattedra nel corso di specializzazione sulla giustizia e docente di etica filosofica nell'istituto superiore di teologia di Firenze

Dal 1994 vive in Bolivia, prima a Santa Cruz de la Sierra e poi a Cochabamba con una famiglia Aymara in una zona Quechua.
Attualmente insegna all'Università di Cochabamba ed è docente invitata all'istituto di Teologia Ecumenica Andina di La Paz.

Promuove un dialogo costante tra la Teologia e le differenti scienze umane e scientifiche, oltre ad appoggiare processi d'autodeterminazione dei popoli indigeni.

È stata membro del Comitè Teologico della conferenza dei Religiosi Latinoamericani e del Caraibi e del Consiglio editoriale della rivista "Fe y Pueblo" dell'Istituto Ecumenico di Teologia Andina ( La Paz),

Proprio per la sua libertà intellettuale, disincantata e esploratrice, è scrittrice di numerosi articoli sulle più importanti testate giornalistiche nonché autrice di numerosi libri pubblicati in Italia e all'estero.
Collabora con associazioni a livello mondiale impegnate nel dialogo interculturale, interreligioso ed ecumenico, partecipa costantemente come relatrice a convegni internazionali e coopera per i diritti umani e civili.

ANTONIETTA è fortemente impegnata per il raggiungimento degli equilibri economici dei diritti religiosi, delle donne, dell'ambiente e di chi sta al disotto di ogni logica socio politica.
Ha scelto coerentemente e scientemente di vivere in Bolivia tra le cordigliere e i laghi ancestrali, paesaggi ameni, popoli indigeni che reclamano il diritto alla propria
cultura, terra, territorio e alle risorse naturali come base vitale per la propria identità e garanzia per la propria sopravvivenza.
Si inserisce in questo contesto, senza invaderlo.
Non é protagonista di progetti, ma accompagna tutte le iniziative che germogliano da queste stesse realtá e con i loro protagonisti piú autoctoni. aymaras e quechuas,
In questi ultimi anni appoggia e sviluppa una simbiosi con donne, uomini, giovani e bambini nella zona periferica rurale di Cochabamba.
E’ questa una iniziativa nata da una delle persone piú giovani della famiglia con cui , da 10 anni, Antonietta vive.
E' un percorso che corre lungo le principali problematiche di queste zone: tutela della salute, prima alfabetizzatone ma soprattutto per migliorare o recuperare l' autestima di queste donne.
Oggi sono piu di 400 le donne che dall'altipiano scendono e si sottopongono ad esami clinici di prevenzione, ma sono molti anche i bambini che come per riflesso, godono di buona salute

Sono piccoli passi, in una atmosfera che ricorda ancora l'intensitá della notte, ma nelle convinzioni di Antonietta la notte non è solo quiete e oscuritá, ma un laboratorio alchemico di vita…la notte come preparazione al giorno per qualcosa a divenire
E' un tempo creativo una resistenza per la vita.
E' una ricerca, memoriale che si carica di valori ermeneutici perché non si dimentica di nulla e nessuno.

ANTONIETTA POTENTE non è solo impegno religioso, sociale, militanza ma è soprattutto passione e determinazione delle idee e forza di battersi per esse.

Intellettuale vivace ed anticonformista è una testimone attenta e sensibile di questo tempo, scrutatrice profonda , scrittrice carismatica, assolutamente padrona del suo mestiere .

Una personalità caleidoscopica in una donna ironica, coraggiosa generosa appassionata .
Conformemente al suo carisma di suora domenicana è anche un oratrice che conquista non solo per i contenuti ma anche e soprattutto per i modi garbati ma mai addomesticati.
Una voce forte che si confronta con il mondo e che il mondo ama ascoltare per la sua capacità di porsi accanto alle cose senza invaderle o pretenderle, di rotolare la storia, la politica, la stessa religione, componendola e ricostruendola con disincanto e libertà intellettuale coltivando il diritto di non associare la verità ad una sola fonte.
Non si può con lei ed attraverso di lei non partecipare al gusto di vedere e di capire la storia.

Donna trasparente, alchemica capace di trattare le questioni socio politiche religiose e antropologiche con una concretezza che non è pragmatismo ma semplice adesione alla realtà scavata nei solchi della vita, in lotte silenti ma tenaci e durature.
Ci piace a questo proposito ricordare la sua militanza ed il suo impegno civile mai reiterato, nemmeno nei momenti più difficili quando a Cochabamba i più forti volevano monopolizzare l'acqua, scatenando una guerra per questa linfa blu, che è stata poi grazie anche ad ANTONIETTA riconsegnata al popolo non solo come bene prezioso ma anche come diritto.
E proprio come acqua ANTONIETTA POTENTE senza margini si disperde, irriga, fertilizza libera la forza vegetativa che c'è in ognuno di noi

Alla sua vita … concreta e dura …a volte polverosa, non detrae il sogno e ci sprona ad assecondarlo riconoscendo in esso una grande responsabilità un impegno una propensione che supera ogni banalità.
Il suo talento è la sua libertà ed è anche un po' la nostra.
Dott.ssa Ersilia Ferrini

In Spagnolo guardar vuol dire anche prendersi cura...

guardando ti stai già prendendo cura e ci aiuti a fare il puzzle.....





Un tessuto di mille colori fatto di dignità,duro lavoro,resistenza, sogno...